Ricordo di Sergio Ramelli

Di Valinor Monza

Il 13 marzo 1975 Sergio Ramelli stava tornando a casa da scuola, mentre parcheggiava il suo motorino fu assalito alle spalle da un commando del servizio d’ordine di avanguardia operaia che lo colpì ripetutamente al capo con una chiave inglese, lasciandolo privo di sensi sul marciapiede. Sergio morì il 29 Aprile dopo decine di giorni di atroce agonia. Ovviamente il tutto nella sicurezza dell’impunità garantita del “UCCIDERE UN FASCISTA NON È REATO”. A Distanza di tanti anni sembra che le lezioni della storia ed i drammi del passato a poco siano serviti. La tragedia di Sergio e della sua famiglia per anni è stata taciuta, depistate le indagini, coperti i mandanti morali e gli esecutori materiali. Ancora oggi la sinistra non esita a mettere all’indice il “nemico”, chiunque non sia omologato al loro pensiero, producendo dossier dettagliati e divulgando pubblicamente vita privata e affetti di chi non si appiattisce alle loro volontà, producendo un nuovo clima di tensione molto simile agli anni di piombo. Nei consigli comunali invita le amministrazioni a non concedere sale a movimenti o associazioni a loro non gradite mentre ai tempi, vorremmo ricordare, che a Milano la sinistra presente in Consiglio Comunale accolse con un agghiacciante applauso la notizia della morte di Ramelli.
Sergio era un ragazzo come tanti a cui è stato privato il sacrosanto diritto di vivere, di crearsi un futuro, una famiglia, una vita in nome di quell’odio ideologico che ha prevalso, ancora una volta, su tutto il resto. E chi ha fatto quell’applauso, in rappresentanza di tutta quella parte politica che ha cercato di minimizzare questo omicidio, lo avrà sempre come macchia indelebile sulla coscienza!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *