Abusivi, ncc cinesi: patenti di guida se non sono residenti da oltre un anno

Patente cinese. Uso in Italia da parte di cittadini cinesi o italiani non residenti in Italia

2015-07-23
 i titolari di patenti di guida cinesi (inclusi i cittadini italiani residenti in Cina) possono condurre autoveicoli sul territorio italiano “a condizione che non siano residenti in Italia da oltre un anno e che, unitamente alla medesima patente, abbiano un permesso internazionale ovvero una traduzione ufficiale in lingua italiana della predetta patente.”
Vista la legge, ci chiediamo, gli organi preposti stanno facendo i controlli per verificare se ci siano le condizioni legali per poter guidare in Italia?
Il problema nasce dalle denunce quotidiane degli ncc italiani che si vedono scavalcare dagli abusivi ( cinesi  e non)

Chiediamo vengano fatti i succitati controlli.

Giuseppe Criseo

Presidente

Rete Sociale Italiana

segue la nota della Farnesina


Patente cinese. Uso in Italia da parte di cittadini cinesi o italiani non residenti in Italia
Maeci

Di concerto con il Servizio di Polizia stradale del Ministero dell’Interno e la D.G. per la Motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono state definite le modalità con cui un cittadino cinese non residente in Italia può condurre (e noleggiare) autoveicoli in Italia utilizzando la propria patente cinese.

In base all’art. 135 del nuovo Codice della Strada, i titolari di patenti di guida cinesi (inclusi i cittadini italiani residenti in Cina) possono condurre autoveicoli sul territorio italiano “a condizione che non siano residenti in Italia da oltre un anno e che, unitamente alla medesima patente, abbiano un permesso internazionale ovvero una traduzione ufficiale in lingua italiana della predetta patente.”

La traduzione ufficiale certificata in lingua italiana può essere anche alle rappresentanze diplomatico consolari italiane all’estero, senza previa necessità di una legalizzazione notarile.

Per poter procedere alla certificazione della traduzione in italiano della propria patente cinese è necessario recarsi presso gli uffici consolari dell’Ambasciata d’Italia a Pechino.


Ai fini dell’autentica della traduzione, l’interessato o un suo delegato, dovrà presentare la seguente documentazione:

  1. patente di guida cinese in originale e fotocopia della patente stessa;
  2. traduzione in italiano della patente di guida in un’unica pagina. La traduzione potrà essere eseguita sia da una qualsiasi agenzia di traduzione sia da privati (si prega di utilizzare il seguente facsimile);
  3. passaporto in originale e fotocopia della pagina del passaporto con i dati anagrafici;
  4. visto Schengen di categoria C in corso di validità e fotocopia del visto;
  5. qualora il richiedente non possa venire di persona all’Ambasciata è possibile delegare una terza persona presentando una delega firmata. All’interno della delega occorre specificare il nome, il cognome e il numero di documento di identità del delegato. Al momento della consegna dei documenti, il delegato deve presentare la sua carta di identità in originale e in fotocopia.

La procedura richiede 5 giorni lavorativi. E’ possibile richiedere l’autentica entro le 24h pagando i relativi diritti d’urgenza.
PERCEZIONE CONSOLARE

La percezione consolare da pagare è pari a 13 euro.

Per la procedura d’urgenza, che prevede il rilascio del documento entro le 24 ore, si devono aggiungere il diritti d’urgenza che ammontano a 48 euro.


MODULI

Fac-simile traduzione patente cinese


468

MILANO, L’APP PER I MIGRANTI

MILANO, L’APP PER I MIGRANTI CONTESTATA DA RICCARDO DE CORATO

«’A un anno dal primo hackathon promosso con il Politecnico per rispondere all’esigenza di raccontare la città che cambia – afferma l’assessore alla Partecipazione Lorenzo – ci affidiamo nuovamente alle competenze civiche di giovani, studenti e sviluppatori per un lavoro che trasformerà le informazioni e i dati aperti del Comune in valore per la collettività. È questo lo spirito con cui lavoriamo, aperto e inclusivo, per affrontare le sfide della città e proseguire l’attività di rivalutazione del nostro patrimonio di dati attraverso il ricorso alla tecnologia».

E’ l’annuncio con enfasi e si capisce visto da dove arriva, sulla soluzione intrapresa dal comune di Milano per sveltire le pratiche di ricongiungimento familiare, a causa dell’entità del numero, si parla di 6.000 persone.

Nell’app ci dovranno essere tutte le caratteristiche e le notizie che servono allo scopo previsto al ricongiungimento, vista la burocrazia e la complessità della macchina amministrativa.

 

. L’assessore al Welfare Piefrancesco Majorino afferma  che «rendere più accessibili i servizi ai nuovi cittadini, superando ostacoli come quello della lingua, è un primo passo fondamentale per l’integrazione». All’idea vincente sarà assegnato un riconoscimento di 6mila euro. Riccardo De Corato (Fdi) contesta: «Dopo la marcia pro migranti la app per far venire qui le famiglie. Arriveremo al punto che andrà prenderli direttamente Majorino».

Rendere più accessibili i servizi e mettere assieme le famiglie va bene perché vuol dire andare incontro all’esigenza delle famiglie e cercare di spingere verso l’integrazione.

Sarebbe però interessante proporre un’app per gli italiani che hanno bisogno di farsi una famiglia dando loro una mano, con agevolazioni e consigli. Ricordiamoci che la povertà sta crescendo anche e soprattutto tra gli italiani

Giuseppe Criseo

Rete Sociale Italiana

VARESE certificazione antifascista

Dicembre 1947, nasce il MSI fondato da reduci del fascismo e della RSI. I Padri Costituenti non hanno nulla da obiettare, il MSI partecipa ad elezioni democratiche, gli eletti vanno al Parlamento e il Partito segue un lungo percorso, durato decenni, senza che ai fondatori o chiunque altro del Partito venisse imposta – da chi aveva lottato nella Resistenza- l’ autocertificazione di antifascista per avere diritto ad accedere o affittare locali di proprietà pubblica. Mai richiesta ad alcuno di loro, e tantomeno richiesta a qualsivoglia cittadino. Ora, Marzo 2018 il Consiglio Comunale varesino inventa la necessità di certificare di essere antifascista per poter ottenere l’ affitto di un locale del Comune, in sfregio alla Costituzione che si fonda sui Valori di democrazia, libertà, uguaglianza, dignità, solidarietà e pari diritti a prescindere da diversità di razza religione sesso ed opinione politica. Delibera illiberale, discriminatoria ed anticostituzionale.

Laura Caruso