LEONCAVALLO CENTRO SOCIALE DI ESTREMISTI A MILANO

LEONCAVALLO CENTRO SOCIALE DI ESTREMISTI A MILANO, COSI RISULTA DALLE INDAGINI DELLA POLIZIA POSTALE, IN CUI ‘Omar il marocchino’, ANDAVA PER «socializzare e ascoltare la musica».

Arrestato per diversi post inneggianti al terrorismo e sembrerebbe pure fiancheggiatore di un altro personaggio chiave,  il tunisino El Hammami Ghassene, oggetto di una inchiesta della Dda di Perugia.

Cosa diceva per difendersi in aula?  «Facebook è come un telegiornale – ha proseguito – si trovano tante notizie diverse. Erano solo parole, non pensavo fosse così grave».

Il problema che ci poniamo e che vi poniamo è perchè Omar abbia scelto il Leoncavallo come luogo adatto da frequentare e non altri?

Ricordiamo brevemente la storia del centro sociale, come raccontato da uno dei https://leoncavallo.org/blog/spazi-sociali/leoncavallo-storia-roberto-cimino:

“In via Mancinelli teniamo un comizio per spiegare le ragioni di quello che ci apprestiamo a fare – retroscena: l’accesso alla palazzina non era chiuso, quindi saremmo potuti entrare tranquillamente girando la maniglia, ma volevamo che l’occupazione fosse sottolineata da un gesto simbolico di riappropriazione, quindi la sera prima chiudemmo l’ingresso con un grosso lucchetto.
Quindi a fine comizio indichiamo il luogo che intendiamo occupare, e una volta davanti alla porta, visto che era chiusa con un lucchetto, tiriamo fuori un piccone per forzare l’ingresso e dare vita alla nostra piccola scena teatrale.”

Nel centro, non si socializza trattando i soliti temi alternativi, pseudo-ecologisti e comunisti, si inneggia alla droga e si appoggiano personaggi come Ocalan:
fondatore e leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Nel 1984 il PKK iniziò una campagna di conflitto armato comprendente attacchi dei militanti contro le forze governative e civili in Iraq, Iran, e Turchia col fine di creare uno Stato curdo indipendente. Tra il 1984 e il 2003 circa 30.000 persone rimasero uccise nei conflitti che ne seguirono e rifugiatosi in Italia creò non pochi problemi anche ai comunisti stessi:
“Da Mosca Öcalan giunse a Roma il 12 novembre 1998 accompagnato da Ramon Mantovani, deputato di Rifondazione Comunista. Il leader del PKK si consegnò alla polizia italiana, sperando di ottenere in qualche giorno asilo politico, ma la minaccia di boicottaggio verso le aziende italiane spinse il neo-formato governo D’Alema a ripensarci.” (wikipedia).
Non quindi un ritrovo di mammolette tanto che Omar dichiarava che il Leoncavallo era un bel posto:«Per me il Leoncavallo era un bel posto – ha riferito – dove bere, ascoltare buona musica e socializzare. Ho condiviso quei messaggi solo per curiosità, le mie azioni sono state male interpretate», mentre per la Polizia Postale intrecciava e teneva rapporti col giù citato ElHammam,tantoche quest’ultimo è sotto indagine per istigazione al terrorismo.
Un ambiente inquietante al di là delle posizioni politiche e sui bisognerebbe mettere la parola fine, le occupazioni non devono essere tollerate in un paese democratico, la proprietà privata va tutela. Se hanno voglia di trovarsi i signori, paghino come tutti gli altri e sopratutto rispettino le leggi denunciando chi le viola.

Giuseppe Criseo
RETE SOCIALE ITALIANA
WWW.RETESOCIALEITALIANA.IT

https://www.varesepress.info/2018/01/leoncavallo-centro-sociale/

MILANO SICURA e gioventù nazionale di FdI, in soccorso ai terremotati

buon viaggio

Annalisa Pili e Sabina Geraci sono tra i partecipanti del gruppo di Fratelli d’Italia che porteranno doni ai bimbi meno fortunati, quelli che hanno avuto le case distrutte e anche un pensiero piccolo per loro è importante.

Un riconoscimento agli italiani che soffrono e sono spesso dimenticati dai governanti e di cui si fanno carico gruppi di cittadini che hanno un alto senso etico e di appartenenza, cittadini che fanno parte di partiti e associazioni in qualche caso, ma non sempre è così.

Il sentimento parte dal basso, da chi si sente in dovere di partecipare, di dare.

Giuseppe Criseo

Rete Sociale Italiana

Sacchetti biodegradabili, precisazioni e bufale

Legambiente, interviene con un comunicato sulla questione sacchetti di cui in tanti ci siamo occupati, sia per i costi, sia per la ditta che li produce.

In realtà si tratterebbe di un paio di centesimi e li producono diverse aziende, mentre il punto principale è un altro a mo modo di vedere, vediamo cosa dice Legambiente:

Le polemiche di questi giorni – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – sono davvero incomprensibili: non è corretto parlare di caro spesa né di tassa occulta o di qualche forma di monopolio aziendale. Sarebbe utile che ci si preoccupasse dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento causato dalle plastiche non gestite correttamente, e che si accettassero soluzioni tecnologiche e produttive che contribuiscono a risolvere questi problemi,  senza lasciarsi andare a polemiche da campagna elettorale di cui non se ne sente il bisogno. È ora di sostenere e promuovere l’innovazione che fa bene all’ambiente, senza dimenticare di contrastare il problema dei sacchetti di plastica illegali. Circa la metà di quelli in circolazione sono infatti fuorilegge, un volume pari a circa 40 mila tonnellate di plastica, e una perdita per la filiera legale dei veri shopper bio pari a 160 milioni di euro, 30 solo per evasione fiscale”.

 La regolarizzazione ha comunque messo un mostra i costi dei sacchetti che prima erano a carico dei supermercati, ora passano all’utente.

“Tassa occulta? Per Legambiente non è nulla di tutto ciò. Da sempre i cittadini pagano in modo invisibile gli imballaggi che acquistano con i prodotti alimentari ogni giorno. Nessun produttore o nessuna azienda della grande distribuzione ha mai fatto ovviamente e naturalmente beneficenza nei confronti dei consumatori. Unica differenza, è che questa volta il costo è visibile, perché l’obiettivo della norma è aumentare la consapevolezza dei consumatori su un manufatto che se gestito non correttamente può causare un notevole impatto ambientale.”

 Alternative, ci sono ma occorre che tutti facciamo la nostra parte.

“La legge vieta il riutilizzo dei sacchetti? Questo problema si può ovviare semplicemente con una circolare esplicativa del Ministero dell’ambiente e della salute che permetta in modo chiaro, a chi vende frutta e verdura, di far usare sacchetti riutilizzabili, come ad esempio le retine, pratica già in uso nel nord Europa. In questo modo si garantirebbe una riduzione auspicabile dell’uso dei sacchetti di plastica, anche se compostabile, come già fatto coi sacchetti per l’asporto merci  (che grazie al bando entrato in vigore nel 2012 in 5 anni sono stati ridotti del 55%).”

 L’altra questione posta sui social è il monopolio di Novamont che secondo alcuni sarebbe vicina al PD.

“È una legge basata sul monopolio dell’azienda Novamont? Si tratta di una fantasia di chi non conosce il mercato delle bioplastiche. Oggi nel mondo ci sono almeno una decina di aziende chimiche che producono polimeri compostabili con cui si producono sacchetti e altro. Basta andare sul web e si possono trovare colossi della chimica italiana, tedesca, americana, del sud est asiatico, che producono bioplastiche. Dove sarebbe il monopolio? Forse sarebbe opportuno ricordare che tra le principali aziende della chimica verde una volta tanto l’Italia ha una leadership mondiale sul tema, grazie ad una società che è stata la prima 30 anni fa a investire in questo settore e che negli ultimi 10 anni ha permesso di far riaprire impianti chiusi riconvertendoli a filiere che producono biopolimeri innovativi che riducono l’inquinamento da plastica. Un problema di cui ormai si parla in tutto il mondo, come emerso chiaramente ad esempio alla Conferenza mondiale sugli oceani che l’Onu ha organizzato nel giugno scorso a New York, a cui Legambiente ha partecipato portando l’esperienza di citizen science sul marine litter con Goletta verde e le campagne di pulizia delle spiagge.”

Ne abbiamo trovato una : Flexopack

“Flexopack è partner dei principali gruppi della Grande Distribuzione Organizzata italiana ed europea, per i quali realizza una vasta gamma di prodotti personalizzati.

Oggi l’azienda è uno dei maggiori produttori di shopper biodegradabili in Italia, con un potenziale di produzione annua che supera le 15.000 tonnellate..”

E sul riutilizzo specificano quanto segue:

Flexopack è un’azienda molto sensibile alle questioni ambientali e per questo ha lavorato e investito nelle migliori tecnologie arrivando a riciclare al 100% i propri scarti di produzione: vengono infatti rigenerati fino a 450 kg/ora e poi utilizzati nuovamente per la produzione di sacchi spazzatura.

Noi, come Rete Sociale siamo pure ambientalisti ma cerchiamo di distinguere e approfondire senza logiche esclusivamente politiche.

Giuseppe Criseo

Rete Sociale Italiana

www.retesocialeitaliana.it