La destra non c’è più, in compenso dilaga la destrofobia.

La destra non c’è più, in compenso dilaga la destrofobia. Sparisce la destra o si riduce a piccola cosa, viaggia sotto falso nome, dentro nuove o vecchie etichette – moderati, liberali o populisti – si mimetizza dentro la pancia più grande di centro-destra, sparisce nei mass media.
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In compenso entra in vigore, a norma di legge, di istituzioni, di dogma, di uniformità globale, un misto di avversione e di allergia, di paura e di incitamento alla paura, di denuncia e di caccia nel nome della destrofobia. C’è chi ne fa una vera e propria malattia, chi ne fa un mestiere e perfino una missione istituzionale.

Ormai la politica, la cultura, l’informazione, quando vogliono squalificare qualcuno, additarlo al pubblico disprezzo e isolarlo fino a perseguirlo a norma di legge, usano un gergo ben noto che passa da parole chiave entrate nel lessico corrente e perfino in quello giudiziario: omofobia, sessuofobia, xenofobia.

L’accusa viene rovesciata su movimenti, leader ma anche piccoli gruppi, piccole comunità, singoli individui. Ma dietro ogni accusa c’è in realtà quel peccato originale, quel misfatto imperdonabile: l’accusa di essere, anche a tua insaputa, anche immeritatamente, di destra.

E sotto quel torchio finiscono sia ingenui, rozzi, matti o veri e proprie teste calde, sia soprattutto gente per bene, con la testa sulle spalle, persone che semplicemente la pensano diversamente dal catechismo dominante. Gente di destra, se è lecito e sensato usare ancora questa vecchia parola da anni declinante.

La riduzione è progressiva e inesorabile: se ti dichiari di destra, sei definito di estrema destra; se ami il tuo paese o addirittura la tua patria, se ami la famiglia e la civiltà, il tuo amore viene commutato in odio e così ti ritrovi xenofobo, omofobo, più altre fobie affini o espresse tramite giri di parole. Oltre che fascista, nazista e, l’accusa regina, razzista.

Ma l’operazione viene fatta in modo furbo e subdolo: non ti accusano più di essere di destra perché fingono di accettare il pluralismo di opinioni, anzi fingono dispiacere perché manca una vera destra moderna, europea, liberale, democratica.

Cioè una destra fatta a misura loro, e per fare degli esempi ti citano nomi o sigle che di destra non sono né si auto-definiscono tali. O ti parlano di defunti, che però avevano avuto il vezzo o il pregio di contestare le destre in campo. Dico personaggi alla Montanelli o alla Sartori, o se vivi, convertiti in tempo come Travaglio o Saviano.

È per questo che se sei di destra il traduttore simultaneo del politically correct scrive che sei di “estrema destra”. E per aggravare l’etichetta dicono destra xenofoba, omofoba e razzista. Così il giochetto è fatto e tu sei fuori gioco, perdi diritti e dignità.

Poi usano un altro accorgimento. Non sparano direttamente contro la destra ma usano la più larga, più duttile, indefinibile metafora del populismo. Siete populisti cioé xenofobi, omofobi, razzisti e via sciorinando il rosario. In realtà di populisti sulla faccia della terra e del nostro paese ce ne sono tanti e in tanti versanti.

Populista è quasi tutta la politica italiana, populista non è solo Salvini o la Meloni, ma populista fino a ieri era Berlusconi, e oggi è Grillo, e in modo governativo anche Renzi. E populista, non vorrei dire, è anche il Papa.

C’è il populismo dell’accoglienza e del pauperismo, c’è il populismo delle porte aperte e delle Ong. Ma non è contro questo populismo che si scaglia la macchina mediatica, così come non si scaglia contro Podemos spagnolo o Tsipras greco.

E pure i grillini vengono risparmiati benché populisti perché poi sono allineati al politically correct sui temi dell’identità nazionale e della famiglia, diritti civili e lgbt, droga libera e attacco alla tradizione. Sono colpiti solo quando dicono cose “di destra” sui rom o sul traffico losco delle Ong intorno ai migranti.

Allora il populismo è solo un alibi; in realtà si attacca ancora e sempre chiunque sia o esprima temi “di destra”. E adeguano perfino il codice penale, inclusi i reati d’opinione. Vige il reato di criminale potenziale se segui un sito in odore di fascismo: coi centri sociali puoi sfasciare, aggredire, impedire di parlare, ma se senti a casa tua una canzone del ventennio o inneggi al duce o sei così manesco da fare il saluto romano, allora è reato.

Così parlò la Boldrini che chiede la complicità di Facebook nell’individuare e stanare i pericolosi criminali fascisti. Che non sia fiction quel che stiamo raccontando, lo dice la cronaca di ogni giorno. Che si applica anche ad ambiti culturali e scientifici.

Come il caso di Giancarlo Ricci, psicanalista milanese, chiamato a comparire davanti all’Ordine degli psicologi della Lombardia per la grave colpa di aver parlato «della funzione costitutiva» di mamma e papà nei processi di crescita dei figli. L’accusa assurda è quella di discriminare le coppie gay.

Ovvero, tu scopri l’acqua calda e dici quel che l’umanità ha sempre pensato e praticato, sulla famiglia, il padre e la madre, sei accusato di voler discriminare gay e trans. Difendere la famiglia o il tuo paese vuol dire odiare i gay o gli stranieri…

Potrei dirvi, a proposito di psicanalisti, la disavventura che è capitata a me: il collettivo di una quarantina di psicanalisi antifascisti ha chiesto di depennarmi al termine di un convegno a Siracusa, dove avrei dovuto presentare il mio libro Alla luce del mito, adducendo il motivo che sono uno di destra dunque di estrema destra, che legge Evola e dunque coltiva “dogmi” ideologici antiscientifici.

Tutto questo senza aver minimamente letto o discusso nessuna opera mia, incluso il libro in questione. Tu non puoi parlare. E tutti stanno zitti.

Capite bene, quel che sta accadendo non va più considerato come una stravaganza, un eccesso, un caso o un errore. È in atto la costruzione di un vero e proprio arsenale ideologico, politico, professionale e giudiziario fondato sulla destrofobia.

Tutto questo mentre la destra non si vede, non c’è, e se c’era dormiva.

MV, Il Borghese giugno 2017

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