Ius soli suicidio dei popoli

Ius soli suicidio dei popoli
C’è un’argomentazione usualmente utilizzata dei sostenitori dello ius soli che ricorda la vecchia favola della cicogna, solo che di questa è assai meno innocua. Dicono cioè i fautori del “dentro tutti” che noi nati nei beati territori d’Occidente non abbiamo di ciò alcun merito: il dado, nel suo casuale rotolamento, è caduto dalla parte giusta, e così ci siamo ritrovati da questa parte del mondo; non avremmo, pertanto, alcun particolare diritto di godere di tanta fortuna né – di conseguenza – il diritto di respingere quanti arrembano sulle nostre coste.
Ora, questo ragionamento parte da un presupposto che è, come accennavo in principio, puerile. Presuppone cioè che noi esseri umani preesistiamo al nostro venire al mondo. Collocati in una dimensione dove non abbiamo che da attendere il momento della nascita, quando questo momento giunge veniamo casualmente proiettati in Asia piuttosto che in Oceania, in Europa piuttosto che nella Terra del Fuoco.
Le cose non stanno così. Il nostro nascere in una data località non è affatto casuale, nel preciso senso che è determinato dalla storia che ci precede. Questa storia è stata fatta da nostri padri, e prima ancora dai padri dei nostri padri, ed ora è continuata da noi. Nasciamo immersi in una cultura che ci fa essere quello che siamo. Senza questa cultura, non è che noi siamo un indefinito qualcosa in attesa di essere culturalmente plasmato: semplicemente non siamo.
E questa cultura che ci fa essere, che in senso spirituale ci crea, ed è cultura fatta di un’unica lingua, figlia – anzi prosecuzione diretta – della lingua latina, è fatta di una letteratura che con la letteratura latina fa tutt’uno, del coraggio dei nostri capitani di vascello, dell’intelligenza dei nostri scienziati, di un’arte ineguagliabile, dei mille campanili che svettano sulle nostre valli, del sangue sparso dagli avi sulle pietraie del Monte Grappa come sulle buche sabbiose di El Alamein, della faticosa e pur folgorante rinascita dopo le distruzioni della guerra.
Non ci ha portato la cicogna, lasciandoci per caso su un tetto di coppi invece che sulla paglia di un tucul. Ed è per questo che possiamo dire che siamo in casa nostra.

Alfonso Indelicato

Mauro Buraccini precisa sulla associazione in costruzione

Vorremmo chiarire alcuni concetti, relativi alla nascita della Ns. associazione.

Essa, non è anti politica bensì, vuole essere stimolante per la Politica! Farla sentire più vicina a chi, esponendo le proprie idee, ovviamente sane e costruttive e soprattutto nell’interesse di tutti, nessuno escluso, può portare alla realizzazione di programmi veramente utili e propositivi e consentitecelo, magari risolutivi! che non si limitino solo alla critica sterile e banale, come spesso leggiamo su social e proclami vari.Noi non dobbiamo essere “rivoluzionari da Web”, ma tutt’altro!
Noi, come già scritto, ci rivolgiamo alla Destra, nobile e sociale, del popolo per il popolo che vuole essere rappresentato.
Chiediamo, se lo vogliono, che i rappresentanti, stimolino e vengano stimolati a fare programmi fattibili, vicini alle esigenze del territorio ( per carità non si devono offendere) ma a volte durante incontri e dibattiti, soprattutto in TV si sentono da parte degli schieramenti argomenti solamente polemici e non costruttivi!

COLPO DI STATO CON LA COLLABORAZIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE – AVV. MARCO MORI


Nuova legge elettorale: è colpo di Stato con la cooperazione del movimento cinque stelle.
Movimento che così rinuncia alla possibilità di andare al governo. Volete capire perché? Ascoltate il video…
Massima condivisione!
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Gallarate,STAGIONE ESTIVA con GINNASTICA DINAMICA MILITARE ITALIANA.

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La destra non c’è più, in compenso dilaga la destrofobia.

La destra non c’è più, in compenso dilaga la destrofobia. Sparisce la destra o si riduce a piccola cosa, viaggia sotto falso nome, dentro nuove o vecchie etichette – moderati, liberali o populisti – si mimetizza dentro la pancia più grande di centro-destra, sparisce nei mass media.
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In compenso entra in vigore, a norma di legge, di istituzioni, di dogma, di uniformità globale, un misto di avversione e di allergia, di paura e di incitamento alla paura, di denuncia e di caccia nel nome della destrofobia. C’è chi ne fa una vera e propria malattia, chi ne fa un mestiere e perfino una missione istituzionale.

Ormai la politica, la cultura, l’informazione, quando vogliono squalificare qualcuno, additarlo al pubblico disprezzo e isolarlo fino a perseguirlo a norma di legge, usano un gergo ben noto che passa da parole chiave entrate nel lessico corrente e perfino in quello giudiziario: omofobia, sessuofobia, xenofobia.

L’accusa viene rovesciata su movimenti, leader ma anche piccoli gruppi, piccole comunità, singoli individui. Ma dietro ogni accusa c’è in realtà quel peccato originale, quel misfatto imperdonabile: l’accusa di essere, anche a tua insaputa, anche immeritatamente, di destra.

E sotto quel torchio finiscono sia ingenui, rozzi, matti o veri e proprie teste calde, sia soprattutto gente per bene, con la testa sulle spalle, persone che semplicemente la pensano diversamente dal catechismo dominante. Gente di destra, se è lecito e sensato usare ancora questa vecchia parola da anni declinante.

La riduzione è progressiva e inesorabile: se ti dichiari di destra, sei definito di estrema destra; se ami il tuo paese o addirittura la tua patria, se ami la famiglia e la civiltà, il tuo amore viene commutato in odio e così ti ritrovi xenofobo, omofobo, più altre fobie affini o espresse tramite giri di parole. Oltre che fascista, nazista e, l’accusa regina, razzista.

Ma l’operazione viene fatta in modo furbo e subdolo: non ti accusano più di essere di destra perché fingono di accettare il pluralismo di opinioni, anzi fingono dispiacere perché manca una vera destra moderna, europea, liberale, democratica.

Cioè una destra fatta a misura loro, e per fare degli esempi ti citano nomi o sigle che di destra non sono né si auto-definiscono tali. O ti parlano di defunti, che però avevano avuto il vezzo o il pregio di contestare le destre in campo. Dico personaggi alla Montanelli o alla Sartori, o se vivi, convertiti in tempo come Travaglio o Saviano.

È per questo che se sei di destra il traduttore simultaneo del politically correct scrive che sei di “estrema destra”. E per aggravare l’etichetta dicono destra xenofoba, omofoba e razzista. Così il giochetto è fatto e tu sei fuori gioco, perdi diritti e dignità.

Poi usano un altro accorgimento. Non sparano direttamente contro la destra ma usano la più larga, più duttile, indefinibile metafora del populismo. Siete populisti cioé xenofobi, omofobi, razzisti e via sciorinando il rosario. In realtà di populisti sulla faccia della terra e del nostro paese ce ne sono tanti e in tanti versanti.

Populista è quasi tutta la politica italiana, populista non è solo Salvini o la Meloni, ma populista fino a ieri era Berlusconi, e oggi è Grillo, e in modo governativo anche Renzi. E populista, non vorrei dire, è anche il Papa.

C’è il populismo dell’accoglienza e del pauperismo, c’è il populismo delle porte aperte e delle Ong. Ma non è contro questo populismo che si scaglia la macchina mediatica, così come non si scaglia contro Podemos spagnolo o Tsipras greco.

E pure i grillini vengono risparmiati benché populisti perché poi sono allineati al politically correct sui temi dell’identità nazionale e della famiglia, diritti civili e lgbt, droga libera e attacco alla tradizione. Sono colpiti solo quando dicono cose “di destra” sui rom o sul traffico losco delle Ong intorno ai migranti.

Allora il populismo è solo un alibi; in realtà si attacca ancora e sempre chiunque sia o esprima temi “di destra”. E adeguano perfino il codice penale, inclusi i reati d’opinione. Vige il reato di criminale potenziale se segui un sito in odore di fascismo: coi centri sociali puoi sfasciare, aggredire, impedire di parlare, ma se senti a casa tua una canzone del ventennio o inneggi al duce o sei così manesco da fare il saluto romano, allora è reato.

Così parlò la Boldrini che chiede la complicità di Facebook nell’individuare e stanare i pericolosi criminali fascisti. Che non sia fiction quel che stiamo raccontando, lo dice la cronaca di ogni giorno. Che si applica anche ad ambiti culturali e scientifici.

Come il caso di Giancarlo Ricci, psicanalista milanese, chiamato a comparire davanti all’Ordine degli psicologi della Lombardia per la grave colpa di aver parlato «della funzione costitutiva» di mamma e papà nei processi di crescita dei figli. L’accusa assurda è quella di discriminare le coppie gay.

Ovvero, tu scopri l’acqua calda e dici quel che l’umanità ha sempre pensato e praticato, sulla famiglia, il padre e la madre, sei accusato di voler discriminare gay e trans. Difendere la famiglia o il tuo paese vuol dire odiare i gay o gli stranieri…

Potrei dirvi, a proposito di psicanalisti, la disavventura che è capitata a me: il collettivo di una quarantina di psicanalisi antifascisti ha chiesto di depennarmi al termine di un convegno a Siracusa, dove avrei dovuto presentare il mio libro Alla luce del mito, adducendo il motivo che sono uno di destra dunque di estrema destra, che legge Evola e dunque coltiva “dogmi” ideologici antiscientifici.

Tutto questo senza aver minimamente letto o discusso nessuna opera mia, incluso il libro in questione. Tu non puoi parlare. E tutti stanno zitti.

Capite bene, quel che sta accadendo non va più considerato come una stravaganza, un eccesso, un caso o un errore. È in atto la costruzione di un vero e proprio arsenale ideologico, politico, professionale e giudiziario fondato sulla destrofobia.

Tutto questo mentre la destra non si vede, non c’è, e se c’era dormiva.

MV, Il Borghese giugno 2017

Mimmo Nania commenta il 2 giugno

TRA REPUBBLICA E MONARCHIA.
Il Sig. Mammola mi chiede cosa penso tra Repubblica e Monarchia. Sul punto ho scritto e mi ripeto.
PREMESSO che la forma di Governo può essere a tendenza parlamentare o presidenziale e che le forme di Stato più diffuse nell’era contemporanea sono monarchiche o repubblicane, ciò che conta, intanto, è che vi sia uno STATO. Aggiungerei, per intenderci, uno STATO per il bene pubblico (Status rei pubblicae) e, riprendendo Giovanni Gentile, uno STATO “in interiore homine”. Uno Stato di tutti e di ciascuno.
PREMESSO che nel nostro caso non si tratta di formulare una scelta di principio ma di carattere storico.
PREMESSO che la Monarchia Sabauda venne meno ai suoi doveri quando, dopo l’8 settembre, VEIII fuggì da Roma determinando ciò che Ernesto Galli della Loggia definì “la morte della Patria”.
PREMESSO CHE UNA COSA è firmare una resa perchè non si è più in condizione di combattere (come nel caso del Giappone che firmò la resa dopo le bombe atomiche USA senza causare la caduta dell’Imperatore Hirohito), MENTRE UN’ALTRA è “puntare i fucili” contro gli stessi soldati con i quali il giorno prima si combatteva contro gli anglo-americani”.
CIO’ DETTO, La Monarchia, PRIM’ANCORA del Referendum, venne meno a se stessa consentendo quell’armistizio che il Comandante delle forze angloamericane definì “uno sporco affare”.
DAL PUNTO DI VISTA STORICO, IL MOVIMENTO FASCISTA nacque repubblicano. I legionari dell’onore morirono repubblicani. LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA (la RSI) piaccia o no (“Governo fantoccio” o no), fu la prima forma di Stato repubblicana proclamata sul territorio italiano (non occupato o non liberato dagli anglo-americani) dopo l’Unità d’Italia. I suoi combattenti, le loro famiglie e quanti “ci credevano” (e non furono trucidati) il 2 Giugno del 1946 votarono per la Repubblica determinando la vittoria sulla Monarchia.
LA DESTRA POLITICA ITALIANA (MSI-AN) s’è sempre riconosciuta nella forma di Stato Repubblicana e HA SEMPRE FESTEGGIATO sia l’Unità d’Italia sia il 2 Giugno per ciò che rappresentano: la prima l’esistenza dell’Italia come Nazione, la seconda l’esistenza dell’Italia come una Repubblica.
LA DESTRA POLITICA ITALIANA (MSI-AN) non s’è mai riconosciuta nel 25 aprile come festa degli “uni” contro “gli altri”.
IL MOTIVO E’ SEMPLICE. il 2 Giugno è una data che “guarda avanti” e festeggia “qualcosa” che appartiene a tutti: la sovranità nazionale (la Patria), popolare (la Democrazia) e personale (la Libertà). Il 25 Aprile è una data che “guarda indietro” perché festeggia la vittoria di “alcuni italiani” contro “altri italiani”.