Alitalia Frutto di Malpolitica e Malaffare

Credo non ci sia da aggiungere altro sull’incompetenza di chi è al Governo, delle Parti Sociali e di ogni altro ente pubblico interessato.

Non solo povera Italia, ma poveri Italiani.

Questo e’ un commento sul messaggero da parte di un lettore:

“Ancora non avete capito che la morte di Alitalia porterà solo ulteriori danni economici a noi tutti.
Fa comodo a tutti far credere che Alitalia fosse un costo per il Paese ma in realtà questa è la scusa per non dire la realtà:
Siamo gestiti da incapaci!!!
Licenziare 13.000 persone porta ad un danno ben peggiore dei 7,4 miliardi in 20 anni di cui si parla: fate girare la matematica e fatevi raccontare la storia per intero.
Pensate solo che se le rotte venissero sostituite da vettori stranieri con personale straniero l’INPS perderebbe 100/150 milioni l’anno.
A questo va aggiunta la perdita di entrate IRPEF: altrettanto.
I disoccupati consumano meno e quindi non pagano IVA.
Vogliamo parlare di tutto l’indotto che andrebbe in fumo?
La sostanza è che far sparire Alitalia è l’ennesimo favore fatto a Francia e Germania e compagnia bella da parte di una classe dirigente completamente incapace.
E smettiamola di fare la guerra tra poveri: i dipendenti Alitalia non hanno privilegi, quelli che li avevano sono ormai beatamente in pensione.”

Finlandia, in vendita on line le “giacche del genocidio” dell’ex Jugoslavia.

COMUNICATO STAMPA

Finlandia, in vendita on line le “giacche del genocidio” dell’ex Jugoslavia. Si tratta di giacche utilizzate dai soldati serbi durante le guerre degli anni novanta. Giallo sugli acquirenti

 

Montano le polemiche per la messa in commercio di capi di abbigliamento che promuovono l’odio. Sul sito finlandese di vendite on line Varustelika, specializzato in abbigliamento e materiale militare, sono andate a ruba quelle che venivano presentate come “giacche del genocidio dell’Esercito jugoslavo”. Come riferiscono i media a Belgrado, si tratta di giacche utilizzate dai soldati serbi durante le guerre degli anni novanta nella ex Jugoslavia. Su esse non vi erano tracce di sangue né strappi nel tessuto. Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, esprime la propria indignazione, definendo la vendita “scandalosa e spregevole”. Le giacche sarebbero state comprati da acquirenti alcuni simpatizzanti dell’estrema destra.

Lecce, 26 aprile 2017                                                                                                                                                                                            

Giovanni D’AGATA

25 aprile, dodici giovani Carabinieri torturati ed infine tagliati a pezzi.

martedì 25 aprile 2017

25 Aprile Quello che non ti dicono!

Uno dei crimini commessi dagli eroi del 25 Aprile

Sorpresi nel sonno, avvelenati, torturati ed infine tagliati a pezzi.

Fu questo il tragico destino di ben dodici giovani Carabinieri, catturati dai partigiani alle Cave dei Predil, nell’alto Friuli.

I Carabinieri costituivano un presidio a difesa della centrale idroelettrica di Bretto.

Il 23 Marzo 1945 i partigiani presero in ostaggio il Vicebrigadiere Dino PERPIGNANO, comandate del presidio che stava rientrando negli alloggiamenti, sotto la minaccia delle armi, lo costrinsero a pronunciare la parola d’ordine e, con facilita’, una volta entrati nel presidio, catturarono tutti i Carabinieri, già in parte addormentati.

Dopo il saccheggio, i dodici militari furono deportati nella Valle Bausizza e rinchiusi in un fienile dove fu loro servito un pasto nel quale era stata inglobata soda caustica e sale nero.

Affamati, inconsciamente mangiarono quanto gli era stato servito, ma, dopo poco, le urla e le implorazioni furono raccapriccianti e tremende.

Erano stati avvelenati e la loro agonia si protrasse fra atroci dolori per ore ed ore.

Stremati e consumati dalla febbre, Pasquale RUGGIERO, Domenico DEL VECCHIO, Lino BERTOGLI, Antonio FERRO, Adelmino ZILIO, Fernando FERRETTI, Ridolfo CALZI, Pietro TOGNAZZO, Michele CASTELLANO, Primo AMENICI, Attilio FRANZON, quasi tutti ventenni (e mai impiegati in altri servizi tranne quello a guardia della centrale, cui erano stati sempre preposti), furono costretti a marciare fra inesorabili ed inenarrabili sofferenze ed insopportabili sacrifici fino a Malga Bala ove li attendeva una fine orribile.

Il Vicebrigadiere PERPIGNANO fu preso e spogliato; gli venne conficcato un legno ad uncino nel nervo posteriore dei calcagno ed issato a testa in giu’, legato ad una trave; poi furono incaprettati.

A quel punto, i macellai partigiani, cominciarono a colpire tutti con i picconi: a qualcuno vennero asportati i genitali e conficcati in bocca, a qualche altro fu aperto a picconate il cuore o frantumati gli occhi.

All’AMENICI venne conficcata nel cuore la fotografia dei suoi cinque figli mentre il PERPIGNANO veniva finito a pedate in faccia ed in testa. La “mattanza” terminava con i corpi dei malcapitati legati col filo di ferro e trascinati, a mo’ di bestie, sotto un grosso masso.

Ora le misere spoglie di questi Carabinieri Martiri/Eroi riposano, dimenticati dagli uomini, dalla storia e dalle Istituzioni, in una torre medievale di Tarvisio le cui chiavi sono pietosamente conservate da alcune suore di un vicino convento.

Si scopri’ in seguito, che l’eccidio fu consumato dalle bande partigiane filo-slave a Malga Bala, sulle montagne del Friuli.
Partigiani.

Buon 25 Aprile ITALIANI

Divieto di onorare i caduti RSI

Mai era successo, dal 1945, nemmeno negli anni più bui e difficili di questa repubblica antifascista, che fosse dato il divieto di onorare i nostri caduti, della Repubblica Sociale Italiana, sepolti nel Campo X del Cimitero Maggiore di Milano. E mai è successo qualche genere di problema o incidente, anzi, ricordiamo, con grande stima e affetto, il gesto pacificatorio, cristiano e patriottico, del Sindaco Gabriele Albertini che veniva, anche se in forma privata, ad onorare i nostri morti. Vietare ad una comunità umana persino l’utilizzo di labari e bandiere di associazioni militari, riconosciute di fatto dalla istituzioni, per onorare, piangere e ricordare i propri defunti, è una cosa gravissima, inaudita, disumana, una vera e propria inaccettabile provocazione politica. Le disposizioni di divieto di Prefetto e Questore di Milano, rendono i due rappresentanti delle istituzioni, uomini chiaramente di parte e nostri avversari politici, per questo chiederemo, in tutte le sedi, sia in Parlamento che con una raccolta firme, le loro dimissioni dalle loro attuali mansioni che dovrebbero svolgere in maniera equilibrata e superpartes. Da oggi, Prefetto e Questore di Milano, sono avversari della destra, quindi, di tutto il centro destra, e quando ritorneremo al governo, sicuramente ce ne ricorderemo. Oggi ci atterremo disciplinatamente alle scelte e disposizioni degli organizzatori della cerimonia (Unione Nazionale Combattenti della RSI, Associazione Combattenti della X MAS e Associazione Nazioanale Arditi d’Italia) ma, da domani, partirà una nuova battaglia politica in nome della verità storica e della giustizia. Infine, al ridicolo neocompagno sindaco Beppe Sala (prima liberale, ora tutto Che Guevara e spinelli…) ed ai vetero comunisti dell’ANPI, ribadiamo che, le loro azioni non fermerann certamenteo le nostre idee e le nostre azioni, anzi, al contrario, non fanno che renderci più convinti, uniti forti e determinati. Noi come la stragrande maggioranza degli Italiani, non festeggeremo mai il 25 aprile, che ricorda una tragica guerra civile fratricida, una sconfitta militare e l’invasione anglo-americana che ha trasformato la nostra civiltà in una colonia della plutocrazia mondialista, senza più una reale sovranità nazionale, politica, militare e monetaria. Personalmente, dopodomani, insieme alle mie bambine canterò, con il sorriso ed il sole in faccia, il simpatico e goliardico stornello neofascista anni ’50: “Il 25 aprile, l’abbiamo fatta grossa, ci siam puliti il culo, con la bandiere rossa…” Così la pensa anche la maggioranza del popolo italiano, lo sapete e questo vi fa impazzire: i vostri divieti ed i vostri cortei di parte (partigiani appunto), non ci faranno certamente cambiare idea, fatevene una ragione!

Roberto Jonghi Lavarini
Coordinatore DESTRA SOCIALE Nord Italia
movimento federato a FRATELLI d’ITALIA – Alleanza Nazionale

AL GRIDO DI ” VIVA L’ITALIA !” FU TRUCIDATO ..

E nessuno ne ricorda le gesta….

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AL GRIDO DI ” VIVA L’ITALIA !” FU TRUCIDATO ..

Il 12 aprile dell’anno 1929 il Capitano Giovanni Romagnoli fu catturato e trucidato a Bir Ziden .
Nel 1929 era stato inviato in Libia, quale Comandante di una squadriglia mista di nuova formazione, dislocata a Sirte.Il 12 aprile nel corso di un’operazione contro un gruppo di ribelli, il suo aereo viene colpito e fu costretto ad un atterraggio di fortuna a Bir Ziden.
Fu presto circondato e combattè sino ad esaurire ogni munizione incitando il suo equipaggio .
Dopo essere stato catturato con il suo equipaggio venne trucidato insieme ai compagni .
A Giovanni Romagnoli fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.
La Nazione rimase colpita dalla consegna della Medaglia D’oro al figlioletto dell’Eroe della Patria .

Questa la motivazione :
« Capitano pilota, comandante di una squadriglia di nuova formazione dislocata nella Sirtica, ne ottenne in breve tempo una magnifica preparazione materiale e morale, trascinandola poi con l’esempio e l’entusiasmo alle più ardite imprese durante un ciclo intenso di attività di guerra. Il giorno 12 aprile 1929, la fucileria avversaria colpiva il suo apparecchio e lo costringeva a discendere lontano da ogni sperabile soccorso (Bir Ziden). Rapidamente circondato da preponderanti forze, rispondeva alle intimazioni di resa, incitando i compagni di equipaggio all’estrema difesa ed egli, per primo, ne dava l’esempio, riuscendo in impari lotta ad infliggere al nemico sensibili perdite sino a che esaurite le munizioni veniva sopraffatto e catturato. Tempra romana di soldato e di comandante, sopportava con fierezza, al grido di “Viva l’Italia”, gli oltraggi della barbara ferocia dei ribelli sino al sacrificio della giovane vita.»
— Bir Ziden (Deserto Libico), 12 maggio 1929
— Regio Decreto 22 febbraio 1930

fonte foto :wikipedia