INPS: Osservatorio sul precariato – i dati gennaio-settembre 2016

INPS: Osservatorio sul precariato – i dati gennaio-settembre 2016

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L’Inps ha pubblicato, in data 16 novembre 2016, i dati sui nuovi rapporti di lavoro del settore privato relativi al mese di settembre.

Nei primi nove mesi del 2016, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +522.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+666.000) e superiore a quello registrato nei primi nove mesi del 2014 (+378.000).

Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a settembre 2016 risulta positivo e pari a +480.000, compresi i rapporti stagionali. Il risultato positivo è interamente imputabile al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato a settembre 2016 è pari a +459.000.

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-settembre 2016 sono risultate 4.314.000, con una riduzione di 359.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-7,7%). Nel complesso delle assunzioni sono comprese anche le assunzioni stagionali (470.000).

In relazione all’analogo periodo del 2015, le cessazioni nel complesso, comprensive anche dei rapporti di lavoro stagionale, risultano diminuite del 5,4%. La riduzione è più consistente per i contratti a tempo indeterminato (-7,2%) che per quelli a tempo determinato (-2,9%).

 

il Report gennaio-settembre 2016 icona_pdf2

Fonte: Inps

Fuori dalla Nato subito

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L’ITALIA SUPINA DI FRONTE A NATO E USA

Nei giorni scorsi, la ministra Pinotti unitamente al MINISTRO Gentiloni, hanno diffuso la notizia del 2014 e comunicata alle camere solo nel luglio scorso, relativa ad un dispiegamento di uomini e mezzi (140 militari italiani e di mezzi, logistici e di offesa lungo il confine tra la Lettonia e la Russia a partire dai primi mesi del 2018.
Tutto ciò ha creato indignazione anche da parte di chi ben sapeva che tale decisione risale al lontano 1949, quando si riteneva attendibile un tentativo di invasione da parte dell’URSS, cosa mai detta dai mezzi di informazione.
Tutto ciò non fa che confermare quanto stiamo predicando da sempre e cioè della supina accondiscendenza verso qualsiasi decisione proveniente da oltre oceano, in barba a qualsiasi regola di condivisione tra i componenti della NATO, come recita uno degli articoli istitutivi.
Ora non ci sono motivi per un atto del genere che risulta solo provocatorio nei confronti della Russia e che mette veramente a rischio la pace in Europa. Grazie signor Peggiore dei Presidenti USA, urge sempre di più che si tolga dalle palle in fretta.
Inoltre non dimentichiamo che l’invio di truppe in stati esteri deve essere approvato dal Parlamento, ma Renzi di questo se ne frega. Lui obbedisce ciecamente al suo imperatore USA.
FUORI DALLA NATO SUBITO

 

Sotto tre bandiere

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“Il mattino del 25 aprile il Battaglione “Barbarigo” proseguì la marcia in direzione di Adria, sempre con compiti di retroguardia che scaturirono non da ordini ricevuti, poiché la catena di comando ormai si era spezzata, ma per necessità di sopravvivenza.
I Reparti vennero fatti muovere in formazioni molto aperte, diradate sui vari itinerari sparsi nella campagna, sfruttando al massimo la copertura arborea per ridurre al minimo il pericolo dell’offesa aerea, ancora molto consistente ed accanita. Ad Adria trovammo il Generale Corrado, comandante la Divisione Xª, che ci passò in rivista e comunicò, nel rapporto Ufficiali, che il nostro Gruppo di Combattimento doveva schierarsi a difesa dell’Adige, poi sparì anche lui, ne più lo rivedemmo. Da Adria, con il medesimo dispositivo di marcia, proseguimmo alla volta di Cavarzere, cittadina sull’Adige, ove esisteva un unico ponte semidistrutto, di difficile attraversamento poiché ridotto ad una traballante passerella, soggetta a continui attacchi d’aerei in picchiata. Su di essa venivano fatti passare, dalla Gendarmeria tedesca, solo i Reparti ancora inquadrati disciplinarmente ed efficientemente armati: essere rimasti tali fu quindi la nostra fortuna. Prima del ponte v’era un lungo viale alberato che dava un’ottima copertura alla vista e che, col passare delle ore, si era intasato fino all’inverosimile di veicoli d’ogni tipo, molti di essi carichi di munizioni, ghiotto bersaglio per gli aerei. Quando vi arrivammo, infatti, cominciò, su probabile richiesta partigiana da terra, una sarabanda infernale d’aerei in picchiata da lasciarci attoniti, pur essendo ormai allenati a simili spettacoli. Dopo pochi minuti il viale si trasformò in un groviglio infuocato di carcasse, tra scoppi assordanti, fughe di cavalli e di uomini, falciati dalle mitragliere o dai razzi dei cacciabombardieri. Noi, per fortuna, essendo di retroguardia, eravamo in coda e sparpagliati nei campi circostanti; purtroppo l’altruistica generosità del suo animo costò la vita al Tenente Medico Maggiani: mentre, sotto le ben evidenziate insegne della Croce Rossa, prestava soccorso ad un ferito, fu colpito da un razzo d’aereo e morì insieme al soldato tedesco che stava medicando. Risalire quel viale ed attraversare quel ponte, credo sia stata per ognuno di noi un’esperienza indimenticabile; comunque ci riuscimmo, anche se con qualche ulteriore perdita di uomini e ci trovammo sulla sponda opposta, ove pernottammo arrangiandoci come al solito. Il tempo meteorologico era mutato e dal caldo intenso dei giorni precedenti si era passati alla pioggia ed al freddo con nebbia; naturalmente al di là del fiume non v’era alcun appostamento difensivo e, così, d’iniziativa, procedemmo sulla rotabile Agna-Arre-Conselve. Da quando eravamo al fronte, per la prima volta, comparvero nuclei partigiani che, impadronitisi delle armi abbandonate dai tedeschi, ci bersagliarono da lontano ma furono messi subito a tacere da alcuni colpi sparati dai pezzi da 88 di una Batteria della Divisione Controcarro e Contraerea “Etna”, nel frattempo aggregatasi a noi. Arrivammo ad Agna alle prime luci dell’alba e qui mi piace ricordare quello che il Comandante Stripoli scrive nel suo libro sul Battaglione “Lupo”: “Ci svegliò un passo, vedemmo comparire sulla strada un Ufficiale della Xª che si girò in dietro e gridò – Primo Gruppo Decima, avanti! – a quell’ordine vedemmo comparire per primi i marinai del Battaglione “Freccia” che marciavano con atteggiamento marziale, anche se avevano le divise stracciate. Dietro di loro veniva il “Barbarigo” ed i Marò si erano tutti rifatti l’armamento a spese dei tedeschi e portavano pesanti Mauser e le micidiali MG. Una aliquota addirittura era montata a cavallo e fungeva da nucleo Esplorante. Seguivano i carriaggi, materiale anch’esso tolto ai tedeschi: erano vecchi carriaggi delle nostre truppe a cavallo che all’ultimo momento tornavano nelle nostre mani. Poi sfilarono i cannoni del Gruppo Artiglieria ”Colleoni”, qualcuno ancora trainato dai trattori e gli altri da paia di buoi. Mancavano gli “N.P.” ma ci dissero che ci precedevano in direzione di Venezia. La colonna si snodava per alcuni chilometri nella pianura, era buio, l’insieme aveva l’aspetto vago da carovana del Far-West. Quei marinai erano stati sul Senio dopo di noi, poi si erano ritirati combattendo ininterrottamente, guadando fiumi, respingendo attacchi, sopportando mitragliamenti e sfilavano ancora fermamente determinati a combattere. Il “Lupo” si mise in coda…”.

dal libro del Generale Giorgio Farotti, “Sotto tre bandiere”.

Associazione Culturale Italia Storica e Soldiershop Publishing

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