Dispiace vedere gli eredi di una vera destra social popolare divisa tra partiti e partitini

Una manifestazione, quella di Fratelli d’ Italia, che fa inesorabilmente capire a tutti che l’ elettorato non è più attratto dalla corrente attuale che del social popolare della leggenda Rauti ha ben poco a che vedere.
Dispiace vedere gli eredi di una vera destra social popolare divisa tra partiti e partitini che di fatto hanno quasi spenti la fiamma.
Il mio invito da Missino della prima ora è di fare tutti fronte comune per avere una vera Destra socialpopolare e nazionalista che possa realmente competere con partiti improvvisati per il bene nazionale.
Questo il commento del leader meridionale di Identità meridionale Giuseppe Alviti già portavoce ufficiale del Movimento idea sociale di Pino Rauti e sin da giovane responsabile nazionale del Fronte della gioventù tanto che nella sua corsa a sindaco di Pompei nel 2017 fu ribattezzato il meridionalista Missino di estrazione Rautiana

MAI PIÙ UN 29 APRILE COSÌ

di Alfonso Indelicato

Per quali motivi la Destra italiana – qualunque etichetta politica essa indossi – si presenta alle elezioni? Intendo dire, a parte il motivo umanissimo di assicurare posti ben pagati ad alcuni suoi esponenti e ai loro collaboratori? Ve ne sono altri, di motivi, oltre a questi ultimi? 

Così a occhio, ci potrebbe essere quello di governare. Altrettanto a occhio, quello di diffondere delle idee, favorendo un consenso e un orientamento sociale diffuso. 

Bene, consideriamo ora cosa è avvenuto ieri nel corso della commemorazione dei nostri assassinati del 29 aprile. Alle 15  ai giardini di via Bronzino, luogo deputato alle cerimonie ufficiali, il sindaco Sala si presenta senza fascia tricolore. Era forse là  come uomo, insomma, ma come sindaco no, perché Borsani Pedenovi e Ramelli, morti di serie B, non meritavano tanto onore. Bene, cosa fanno gli esponenti della Destra ivi convenuti? Tacciono e abbozzano, timidetti come le pecorelle dantesche, salvo borbottare qualcosa perché Sala, nella comparsata, di Pedenovi si è addirittura dimenticato. 

Si fa sera, e in piazzale Susa i giovani di destra chiedono di poter fare un corteo. Un ordinato corteo, come l’hanno fatto in precedenza, quando governava la Sinistra. Ma quest’ anno governa – si fa per dire – la Destra, e allora bisogna farle capire chi è più forte. E Il prefetto nega il permesso. 

Ma i prefetti non dipendono dal ministro dell’interno? Ma il ministro dell’interno non è quel terribile duro di Salvini? Dipende. Alle volte, come in questo caso, il prefetto fa da ministro e il ministro vero alza le spalle indirizzando quattro parole di circostanza al povero morto. E così quando i giovani, esacerbati per quella che con buone ragioni vedono come un’ingiustizia, si muovono di qualche decina di metri lungo la via, ecco la polizia che – peraltro eseguendo ordini, come non può non fare – li imbottiglia e li inchioda sul posto, mentre a centri sociali, ANPI e succedanei il corteo è consentito e regolarmente si dipana per  Città Studi. Soltanto dopo aver parlamentato a lungo, gli  onorevoli della Destra ivi presenti ottengono il permesso di … passeggiare sui marciapiedi, coerente conclusione della serata. 

Cara Destra della Sinistra, alla fine poteva andare pure peggio, ma i nodi restano. Evitati guai maggiori? Forse, e nel caso me ne compiaccio. Ma era o non era la commemorazione di Borsani, Ramelli, Pedenovi? Perché i nostri maggiorenti non hanno urlato, nei giorni scorsi, quando hanno saputo che il corteo non si doveva fare? Propongo: i fini diplomatici lascino per favore il campo alla Sinistra sic et simpliciter. L’anno prossimo  potremo così commemorare i nostri morti come si deve. Potremo avere il corteo con le fiaccole e davanti al luogo in cui Sergio fu ucciso  salutarlo con il gesto che  sarebbe piaciuto a lui. Ci sarà di certo qualche polemica, ma si spegnerà presto.

Mai più, in ogni caso, un 29 aprile come questo. 

Daniele Contucci Ex poliziotto scomodo al Sistema destituito

Un abbraccio virtuale a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questa incredibile “battaglia” di Giustizia, Verità e Onestà contro un Sistema sporco e spietato che schiaccia chiunque si permette di contrastarlo.
Provo pietà per tutti coloro che si sono prestati a sporchi giochini di potere nella speranza di ottenere chissà quali privilegi…forse pochi denari !!!
Anche se destituito dalla Polizia di Stato, continuerò a lottare per il bene di tutti.
I miei figli, i vostri figli pagheranno il conto di questo opportunismo ormai virale.
Daniele Contucci
Ex poliziotto scomodo al Sistema

Il 25 aprile non c’è proprio niente da festeggiare

 Ormai come ogni 25 Aprile, i ragazzi di Lotta Studentesca hanno fatto sentire la propria voce, attaccando in decine di città (A Gallarate azione svolta nella serata del 24/4 presso la cancellata dell’Istituto Superiore “Giovanni Falcone”) striscioni recitanti “MA ERA L’EUROPA CHE MORIVA CON TE…!”.

Questa frase sia di monito per tutti quei subumani, ignoranti e antifascisti vari che in questo giorno escono dalle proprie tane festeggiando e sventolando bandiere rosse, color sangue, lo stesso sangue dei nostri soldati e civili caduti difendendo un pezzo di terra o un brandello di idea. La stessa idea che per 20 anni ha reso l’Italia forte, bella e unica.

 Il 25 aprile non c’è proprio niente da festeggiare, perché quel giorno di oltre 70 anni fa l’Europa moriva, in preda ai massacri delle truppe Russe che dovunque arrivavano distruggevano tutto ciò che si poteva distruggere, incendiando, ammazzando e violentando.

 E con l’Europa morivano tutti quei ragazzi venuti da tutti gli angoli del vecchio continente per difendere quell’idea che ha mosso e riempito di forza, coraggio e gioia milioni di persone. Troppo bello per essere vero, troppo bello per durare a lungo!

“…A Berlino, tra le rovine fumanti della capitale del Reich, si decide il destino d’Europa, del quale tu non puoi scindere il tuo, camerata! Pensaci bene, stringi i denti e resisti, fedele al tuo giuramento, consapevole della responsabilità che hai nei confronti dei posteri, di tua madre, di tua moglie, dei tuoi figli.

 Il responso del destino sta per pronunciarsi, non puoi sfuggirgli nè rinviarlo. Non dobbiamo cedere in durezza e tenacia! I sovietici ce la mettono tutta per strangolarci prima che i rinforzi tedeschi possan stornare il loro piano diabolico e fugare la minaccia rossa…

 Il Cremlino sa che non ha tempo da perdere: è questione di ore. Ma noi dobbiamo trattenere, e lo tratterremo, il respiro più a lungo di loro.”

Facebook: Lotta Studentesca Varese e provincia

L’UNITÀ NON È SEMPRE UN VALORE, MEGLIO LA VERITÀ E IL RISPETTO

A bocce quasi ferme, vorrei offrire anch’io un contributo di riflessione su questa ricorrenza del 25 aprile che ogni anno promuove polemiche nella nostra Saronno come  in tutta l’Italia.

Tale festività civile è in se stessa fonte di divisione, per due ordini di motivi.

Il primo è costituito dalla lunga serie di questioni di natura storica che si porta dietro: la valutazione del Fascismo nel contesto della storia patria così come il giudizio sulla Repubblica mussoliniana, quella del peso e dei limiti della Resistenza ai fini della soluzione del conflitto, della composizione della medesima in gruppi diversi e talora contrapposti, delle loro alleanze e degli obiettivi politici, nonché delle azioni delle quali i partigiani si sono resi protagonisti anche a guerra finita, e che hanno trovato spazio e vasta divulgazione in tempi recenti attraverso i libri di Pansa.  Molte altre ce ne sono, ma mi fermo qui.

Il secondo ordine di motivi è costituito dall’uso di questi temi ai fini della politica attuale. Vorrei dire che è un uso che varia di intensità a seconda di chi siede al Governo: si va da una certa manieristica ritualità tipica di quando a comandare è la Sinistra, a toni di forte e interessata polemica  quando comanda la Destra.

Dai settori politici più intransigenti la narrazione resistenziale viene utilizzata in termini francamente discriminatori e senza sconti: voi non la condividete quindi non siete dei nostri, non siete democratici, non siete questo, non siete quello, noi abbiamo ragione e voi avete torto.

Da altri più moderati viene – particolarmente quest’anno –  il richiamo all’unità  cui accenno fino dal titolo di questa chiacchierata: non dovrebbe essere una ricorrenza che divide, quindi smettetela voi destri di vederla come nemica e unitevi a noi nella celebrazione della libertà ritrovata. A Saronno quest’ultima posizione ha avuto eco nelle parole del Consigliere Gilardoni del PD come in quelle, più sussurrate perché affidate ai social, di Lucio Bergamaschi storico esponente di FI.

Ora, mentre sento di avere poco da dire ai primi, se non la disponibilità a una cortese discussione in qualsiasi contesto,  agli esponenti di questo fronte trasversale moderato avrei da rivolgere alcune domande.

A che cosa dovremmo rinunciare, noi persone di Destra che ci rifacciamo ad altre tradizioni politiche rispetto all’azionismo, al cattolicesimo democratico, al socialismo, al liberalismo, per coltivare questo ideale di unità?

Dovremmo rinunciare a vedere nel Fascismo una forza politica originale, che tra vari gravi errori compiuti ha portato a compimento il processo di unificazione culturale e ideale del nostro popolo, quell’unificazione che dopo il ’45 è venuta meno? Dovremo rinunciare a vedere nella sua politica – che nessuna persona saggia si sogna oggi di replicare – degli spunti per il presente? Dobbiamo rinunciare a pensare che parte dei protagonisti della Resistenza non coltivavano un sogno di libertà, ma volevano una dittatura ben più aspra di quella fascista? Dovremmo infine gettare fango sui giovani della Repubblica che videro nell’8 settembre il “tradimento della Patria” e cercarono, gettando i loro pochi anni in una guerra che sapevano quasi certamente persa, un riscatto morale prima che politico? Dobbiamo forse credere che fossero tutti delinquenti? Dobbiamo rinunciare a onorarli, e di ribellarci quando li vediamo ogni volta  disonorati?

Mi sa che ci chiedete molto, troppo, amici.

Tempo fa, intervenendo sulle Foibe e sull’Esodo dalle terre giuliano – dalmate (argomenti ben collegati ai precedenti)  mi ero permesso di proporre non l’adozione di una “memoria condivisa”, la quale implica comunque una rinuncia alla propria, di memoria. Piuttosto di una “memoria rispettata”, che consiste nella comprensione – non nell’accettazione – delle ragioni dell’altro.

Ma questo approccio al tema prevede dei passaggi e dei segnali. Ad esempio l’intitolazione di una scuola legnanese al cieco di guerra Carlo Borsani, cosa che ho formalmente chiesto a due Dirigenti Scolastici a nome di gruppi e associazioni, senza ricevere neppure un cortese cenno di risposta.

Questa è la strada, ma non se ne vede neppure l’inizio, forse anche, chissà, per una certa incapacità della Destra di porre il problema.

Ci rivediamo l’anno prossimo.

Alfonso Indelicato

Consigliere comunale eletto a Saronno

SICUREZZA:FRATELLI D’ITALIA, “TORPIGNATTARA È TOTALMENTE ABBANDONATA.


INTERVENGANO IL PREFETTO, LA RAGGI O SALVINI”

ROMA, 29 mar – “Non è solo più una questione di identità di un
quartiere nel quale gli italiani sono oramai stranieri e ci sono più
moschee, peraltro abusive, che chiese.
Non è solo una questione di legalità, ove l’abusivismo commerciale la
fa da padrone e minimarket, frutterie e autolavaggi proliferano,
spesso allo scopo solo di eludere la legge sui permessi lavorativi di
soggiorno e comunque in barba a ogni regolamento, al cui rispetto gli
italiani sono invece tenuti fermamente.
Non è solo una questione di degrado urbano, di rifiuti, di
illuminazione, di verde abbandonato, ove i 5 stelle che governano
Comune e Municipio sono i primi responsabili.
Oramai è una questione di sicurezza, anzi, meglio, di sopravvivenza,
tra risse, buio e spaccio.
Noi denunciamo continuamente, presentiamo interrogazioni, siamo andati
anche in Prefettura con delegazioni di cittadini, ma nulla. Qualcuno
intervenga, il Prefetto, la Raggi, Salvini…”
Lo dichiarano in una nota Fabio Sabbatani Schiuma e Daniele Rinaldi,
rispettivamente capogruppo e coordinatore di FdI nel Municipio V.

Contro le tentazioni della Destra


Amici miei, fascisti immaginari,

se salteremo noi su tutti i carri

cosa ci rimarrà di quella vita

che ragazzi vivemmo sugli spalti?

Una stretta trincea: pochi eravamo

e maledetti, e non ce ne importava.

Formidabili erano quegli anni?

Scorreva il sangue lungo i marciapiedi.

la menzogna gridava nelle piazze …

Tutto questo finì, e ci ritrovammo

giovani in cuore, ma vecchi di anni.

E questo mondo  ci hanno consegnato

Gli antichi amanti del proletariato.

Quale portento e quale conversione!

Menzogna con menzogna hanno mutato:

Erano duri e puri comunisti

adesso sono eco animalisti,

vegani climatisti e genderiani.

Passano gli anni, non ci cambia il cuore:

noi non  li seguiremo su quei carri.

Una la patria, una la famiglia

lavoro non usura, tradizione,

amor di nostra gente, fede in Dio

che da noi nome ha Cristo Signore.

Passano gli anni, ci rimane il cuore.

Testardo non ha voglia di cambiare,

e rimaniamo sempre a questi spalti.

Ricordo di Sergio Ramelli

Di Valinor Monza

Il 13 marzo 1975 Sergio Ramelli stava tornando a casa da scuola, mentre parcheggiava il suo motorino fu assalito alle spalle da un commando del servizio d’ordine di avanguardia operaia che lo colpì ripetutamente al capo con una chiave inglese, lasciandolo privo di sensi sul marciapiede. Sergio morì il 29 Aprile dopo decine di giorni di atroce agonia. Ovviamente il tutto nella sicurezza dell’impunità garantita del “UCCIDERE UN FASCISTA NON È REATO”. A Distanza di tanti anni sembra che le lezioni della storia ed i drammi del passato a poco siano serviti. La tragedia di Sergio e della sua famiglia per anni è stata taciuta, depistate le indagini, coperti i mandanti morali e gli esecutori materiali. Ancora oggi la sinistra non esita a mettere all’indice il “nemico”, chiunque non sia omologato al loro pensiero, producendo dossier dettagliati e divulgando pubblicamente vita privata e affetti di chi non si appiattisce alle loro volontà, producendo un nuovo clima di tensione molto simile agli anni di piombo. Nei consigli comunali invita le amministrazioni a non concedere sale a movimenti o associazioni a loro non gradite mentre ai tempi, vorremmo ricordare, che a Milano la sinistra presente in Consiglio Comunale accolse con un agghiacciante applauso la notizia della morte di Ramelli.
Sergio era un ragazzo come tanti a cui è stato privato il sacrosanto diritto di vivere, di crearsi un futuro, una famiglia, una vita in nome di quell’odio ideologico che ha prevalso, ancora una volta, su tutto il resto. E chi ha fatto quell’applauso, in rappresentanza di tutta quella parte politica che ha cercato di minimizzare questo omicidio, lo avrà sempre come macchia indelebile sulla coscienza!