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Tratto dal libro
DALLA PASSIONE ALLA RABBIA di Daniele Contucci

I mancati foto-segnalamenti: superficialità o volontà?

Quando i dodici Stati membri della Comunità Europea, firmarono nel giugno 1990 la Convenzione di Dublino («Dublino III» nel 2013), lo fecero per una serie di obiettivi comuni: sincronizzare le politiche in materia di diritto di asilo; garantire ai migranti un’adeguata protezione, nel rispetto della Convenzione di Ginevra e del Protocollo di New York.
Per gestire meglio i flussi migratori, il Trattato stabilisce che i cittadini extracomunitari profughi di guerra o perseguitati per motivi
politici o religiosi nei Paesi di origine, possono richiedere asilo solo nel primo Paese in cui approdano.
La procedura d’identificazione nel Paese di arrivo, riveste quindi un’importanza cruciale per due motivi: il primo è che le procedure di ‘schedatura’ consentono di tracciare il profilo del richiedente asilo e di verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalle Nazioni Unite; il secondo, riguarda l’inserimento delle impronte digitali nell’Eurodac. Il database centrale, consente infatti, di verificare con controlli incrociati, se è stata presentata una doppia domanda in un altro Paese.
Quest’ultima eventualità provoca l’immediata espulsione del migrante e il rinvio al Paese di approdo. La complessa (e costosa) macchina umanitaria, dalla Missione Mare Nostrum all’attuale Triton, gestita da Frontex, l’Agenzia Europea di Controllo delle Frontiere, se da un lato salvava vite e sapeva agire efficacemente per contrastare i traffici di esseri umani dagli scafisti, dall’altro, dimostrava assolutamente di non essere in grado di condurre a buon fine le procedure d’identificazione. Nei luoghi di sbarco dove prestavo servizio, molti migranti rifiutavano di farsi fotosegnalare e visto il continuo stato di emergenza numerica che dovevamo affrontare e le precarie condizioni di ordine pubblico, in genere si lasciava correre tollerando di fatto il mancato rispetto delle Direttive Europee. Il risultato di questa lacuna organizzativa faceva si che in due anni, oltre 100.000 migranti giunti sulle coste italiane non venissero foto-segnalati.
Inutile stupirsi se a causa delle falle del Governo Italiano e dei Vertici dell’Immigrazione, l’Europa oltre a intervenire inviando una lettera di messa in mora, che avrebbe anticipato la procedura di infrazione, seguita da non trascurabili sanzioni economiche, decideva di piazzare nel nostro territorio Hotspot di prima accoglienza. In un Paese normale sarebbe stata chiesta chiarezza a gran voce, e una volta accertate le ‘Responsabilità’, sarebbe di certo caduta qualche testa.
In Italia no.
In Italia esiste una forza superiore, quasi orwelliana, che agisce dietro le quinte per mantenere lo status quo dell’inefficienza.
In Italia viene promosso Prefetto chi dirige dall’alto la piramide degli sprechi, colui il quale attraverso la burocrazia gestisce i suoi subordinati isolando chi si permette di denunciare le falle del Sistema. La voce fuori dal coro viene percepita come una minaccia e sistematicamente fatta fuori.
http://www.danielecontucci.it/dalla_passione_alla_rabbia.php

Categories: Istituzioni

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