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La pronipote del Duce presenta un libro dal titolo “Fascismo: Stato sociale o dittatura?”, realizzato con Andrea Piazzesi e Edoardo Fantini

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Uscirà a giugno il libro di Martina Mussolini “Fascismo: Stato sociale o dittatura?” e già qualche capitolo si può leggere gratuitamente on line sul sito www.29annidistoria.com. Questo lavoro si inserisce perfettamente nel nostro percorso storico: il nostro speciale dedicato alla Carta del Lavoro di Bottai è appena terminato ed è dunque questo il momento migliore per proporre ai nostri lettori questo volume decisamente interessante. Si tratta di una vera e propria ricerca, durata sei lunghi anni – come ci dice Martina – sulla Carta del Lavoro e sulle leggi “che hanno reso il Fascismo una delle esperienze politiche più interessanti del Novecento”. All’interno del libro si possono ammirare oltre centoquaranta foto di opere pubbliche realizzate in Italia e nelle colonie.
Martina Mussolini è figlia di Guido, nipote di Vittorio, pronipote del Duce: sul sito che abbiamo menzionato una frase di Sergio Panunzio riferisce che “Lo Stato fascista accanto alle tre funzioni tradizionali, la legislativa, l’amministrativa e la giudiziaria, ha aggiunto quella corporativa, vera e propria quarta funzione dello Stato”. Il lettore sa di cosa stiamo parlando, nei giorni scorsi ne abbiamo trattato a lungo e anche in passato abbiamo dedicato molta attenzione a questo aspetto peculiare del Fascismo, come pure alla figura di Bottai e a quella dello stesso Panunzio.
“Diverso tempo fa – ci racconta Martina – dissi ad Edoardo che tutte le sue ricerche andavano raccolte in un libro, lui possedeva appunti in ogni angolo, sui bigliettini, molte cose erano nella sua testa, quindi è nata l’idea di rendere organiche queste informazioni e raccoglierle in un libro. Si parla sempre di dittatura – aggiunge – intanto bisogna dire che c’era il Re e Mussolini era il Presidente del Consiglio, e poi l’interpretazione che viene data da certe persone è raccapricciante, quando sento la Fornero dire che rischiamo di tornare al lavoro delle donne al tempo del Fascismo, per esempio. Ma come si fa a dire queste cose? Vogliamo parlare dei nidi interni, per esempio? Quando parlano di dittatura e pensano di ridurre tutto in una parola è sbagliato, la tutela del lavoratore durante il Fascismo era piena. Come quella del datore di lavoro. Adesso invece chi ha una partita iva non è assolutamente tutelato, oggi vi sono richieste di tipo esagerato agli imprenditori, a cui non corrispondono tutele di alcun tipo. E invece la produttività al minor costo che ha caratterizzato il periodo fascista era quell’idea di Stato al servizio dei cittadini. La visione d’insieme del Duce era eccezionale, in quel periodo l’obbiettivo principe era riuscire a raggiungere il miglior risultato al minor costo. E poi quando si parla del Fascismo e del mio bisnonno si parla sempre delle cose negative, sarebbe corretto esprimere anche le positive. Il diritto ad una equa retribuzione oggi sembra appartenga alla sinistra, invece nasce lì. Lo Stato ha delle responsabilità, e questo è l’aspetto che abbiamo voluto evidenziare nel libro”.
Un lavoro, quello di Martina e dei suoi collaboratori, che si sviluppa raggruppando per periodi le vicende sociali e legislative del tempo, una prima parte va dal 1914 al 1924 e contiene le premesse alla trasformazione dell’Italia liberale, prendendo le mosse dall’Internazionale Socialista e la prima guerra mondiale, proseguendo con le differenze tra socialisti e fascisti, l’abbattimento del liberalismo e le premesse all’associazionismo fra lavoratori con il sindacalismo al centro dell’idea di Stato. La seconda parte abbraccia gli anni 1926-27, cruciali perché proprio in questo periodo – come abbiamo visto – nasce la Carta del Lavoro. Seguono gli anni dal ’30 al ’34, con il passaggio da sindacalismo al corporativismo. Infine il volume propone uno speciale dedicato alle opere pubbliche, con una carrellata di oltre centoquaranta opere del Ventennio. Le immagini provengono dalla collezione privata degli autori. “Sono quasi sei anni di studi – dice ancora Martina al Giornale d’Italia – trascorsi tra il reperimento delle informazioni, scriverle, renderle organiche. Essendo alla prima esperienza non è stato facile, è stato un grande impegno anche perché lo abbiamo portato avanti insieme alla quotidianità tra famiglia e lavoro, ma è stata anche una grande sfida, dettata dalla voglia di approfondire, di studiare. C’è anche un capitolo dedicato all’oro alla Patria, che si inserisce in un contesto di amore per lo Stato, un momento particolarmente significativo, una dimostrazione di unione nazionale in un momento di bisogno, improponibile oggi”.
Sul sito 29annidistoria.com, come dicevamo, si possono leggere gratuitamente i primi quattro capitoli ed è possibile lasciare la propria mail per essere contattati quando il libro sarà finito di stampare.
L’immagine di copertina del libro riproduce la vetrata realizzata da Sironi proprio in occasione della promulgazione della Carta del Lavoro, ancora oggi si può ammirare presso il Ministero dello Sviluppo Economico, all’epoca Ministero delle Corporazioni. La foto è di Enrico Bucciero e Angelo Effe.

Recuperata da pochi mesi, l’eccezionale opera commissionata all’artista dal ministro Bottai è tornata a risplendere
La vetrata di Sironi, 75 mq di arte
Il restauro ha reso apprezzabili le doti artistiche dell’opera oltre che il messaggio sociale della rilevanza del lavoro
L’immagine scelta per la copertina del volume di Martina Mussolini dedicato alla Carta del Lavoro, come dicevamo, è la vetrata realizzata da Mario Sironi su incarico del ministro Bottai. Si tratta di una delle vetrate più grandi mai realizzate da Maestro ed è stata recentemente restaurata grazie ad un intervento di recupero e conservazione messo in atto da Acea Spa in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico e del Polo Museale della città di Roma, il Ministero dello Sviluppo Economico e la Direzione del Vittoriano. Per Mario Sironi era il primo incarico pubblico: il Maestro celebrò questo momento con un’opera monumentale di quasi 75 mq che racconta il lavoro, le arti e i mestieri. Il recente restauro, arrivato dopo vent’anni dal precedente, ha reso perfettamente apprezzabili le doti artistiche dell’opera oltre che il messaggio sociale della rilevanza del lavoro. La fasi di lavorazione sono state quotidianamente documentate. Interessante a questo proposito riportare le parole di Daniela Porro, Soprintendente Speciale per il Patrimonio per il Polo Museale della Città di Roma all’indomani del restauro: “Abbiamo coordinato con grande passione i lavori conservativi della vetrata. Le figure monumentali, gli elementi urbanistici rappresentati ne La Carta del Lavoro sono un punto di riferimento della poetica figurativa dell’Italia degli anni Trenta. Non a caso Margherita Sarfatti diceva che Sironi era il più romano di tutti i pittori italiani, nel senso del più tendente alla grandiosità”.
Alla splendida vetrata di Sironi il nostro Giornale d’Italia dedicherà a breve uno speciale che certamente appassionerà i nostri lettori che ci seguono quotidianamente. Una mostra recentissima ha messo in evidenza, nel suo percorso espositivo, le varie fasi di lavorazione dell’opera, i cartoni preparatori, la corrispondenza tra il ministro Bottai e l’artista: si tratta di un altro caso di recupero della nostra storia, come capita sempre più spesso per fortuna. Abbiamo visto come, per esempio, sia stata recuperata a Predappio la Rocca delle Caminate, abbiamo anche raccontato ai nostri lettori in un recente speciale come siano state recuperate dall’Ente Eur cinque teste di Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III, danneggiate nel 1943, poi perdute e infine tornate a splendere. Si tratta di pezzi della nostra storia che tornano all’Italia e agli italiani, che finalmente possono essere apprezzati, osservati, esaminati nella luce corretta, quella della storia e dell’arte, che spesso si fondono, si compenetrano, fornendo una fotografia di un’epoca che comincia a diventare, finalmente, completa di tutti i suoi elementi.
emoriconi@ilgiornaleditalia.org
Emma Moriconi

Categories: Politica

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